KGRKJGETMRETU895U-589TY5MIGM5JGB5SDFESFREWTGR54TY
Server : Apache/2.4.62
System : FreeBSD fbsdweb2.web.rcn.net 14.1-RELEASE FreeBSD 14.1-RELEASE releng/14.1-n267679-10e31f0946d8 GENERIC amd64
User : www ( 80)
PHP Version : 8.3.8
Disable Function : NONE
Directory :  /domains/markrose/

Upload File :
current_dir [ Writeable ] document_root [ Writeable ]

 

Current File : /domains/markrose/ikitgram.html
<HTML> 
<HEAD><TITLE>The Language Construction Kit</TITLE></HEAD> 

<BODY BGCOLOR="#FFFFFF" TEXT="#000000">
<IMG  Align=Top SRC="verddrop.gif"> <H2>Il Kit di Costruzione dei Linguaggi</H2>
<P><A HREF="default.html">[Torna al Metaverso]</A>
<FONT SIZE=4>
<!-- repatriated -->


<hr><h2><IMG  Align=Top SRC="redball.gif"><A NAME="grammar">La grammatica</a></h2>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Una volta che hai messo insieme qualche parola e forse anche un alfabeto, potresti pensare di aver finito. Se lo fai, &egrave; probabile che tu abbia creato un elaborato cifrario dell'italiano. Hai ancora la grammatica da fare, amico.

<P>Questa sezione non cerca di coprire tutti gli argomenti della morfologia, la sintassi e la pragmatica. Invece, suggerisce quanto la tua grammatica dovrebbe almeno fare, menzionando alcune questioni e elencando alcuni approcci interessanti usati da varie lingue.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="inflect">
Il tuo linguaggio &egrave; flessivo, agglutinante o isolante?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P><b>Le inflessioni grammaticali</B> (flessioni) sono naturalmente affissi usati per coniugare i verbi o declinare i nomi. In italiano &egrave; facile trovare esempi (la -o che indica il maschile e la -a il femminile per i nomi, tutte le coniugazioni dei verbi, ecc.).

<P>Una singola flessione pu&ograve; codificare molti significati. Ad esempio, nella forma russa <i>dom&oacute;v,</i> la <i>-&oacute;v</i> finale indica sia pluralit&agrave; che caso genitivo; non genera nessuna evidente relazione con gli altri suffissi plurali (ad esempio nominativo <i>-&aacute;</i>) o con il suffisso del genitivo singolare (<i>-a</i>).  Nello spagnolo <i>com&iacute;</i> 'mangiai', la <i>-&iacute;</i> finale indica la prima persona singolare, il tempo passato e il modo indicativo-- un bel lavoro per una sola vocale, anche se accentata.

<P>Nei linguaggi <b>agglutinanti</B>, ogni suffisso ha un significato.  Ad esempio il Quechua <i>wasikunapi</i> 'nelle case'; il suffisso plurale <i>-kuna</i> &egrave; separato dal suffisso del caso <i>-pi</i>.  Oppure <i>mikurani</i> 'mangiai', nel quale il suffisso per il passato <i>-ra-</i> &egrave; tenuto separato dal suffisso finale personale <i>-ni.</i>  

<P>Nei linguaggi <b>isolanti</B>, non ci sono proprio suffissi; i significati sono modificati inserendo parole addizionali.  In cinese, ad esempio, <i>w&ocirc; chi f&agrave;n</i> potrebbe significare 'mangio' oppure 'stavo mangiando', a seconda del contesto; il verbo non &egrave; flesso affatto.  Se si desidera essere precisi, possono essere utilizzati degli avverbi: <i>w&ocirc; chi f&agrave;n zu&oacute;ti&agrave;n</i> 'ieri stavo mangiando'.

<P>(In pratica nei linguaggi naturali ci sono tutte e tre queste forme mescolate; alcune flessioni hanno un singolo significato; il quechua ha poche flessioni, ad esempio, e il cinese possiede delle particelle grammaticali obbligatorie, come la particella <i>le</i>, usata per indicare un'azione conclusa: <i>w&ocirc; chi f&agrave;n le</i> 'ho mangiato')

<P>I creatori di conlang sembrano gravitare tra i linguaggi agglutinanti e quelli isolanti; ma c'&egrave; qualcosa che deve essere detto per quanto riguarda le flessioni. Esse tendono ad essere compatte, ad esempio. La <i>-&iacute;</i>, ad esempio, &egrave; decisamente molto succinta.

<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="partspeech">
Hai nomi, verbi e aggettivi?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Perch&eacute; non sbarazzarsi di uno o due di essi?

<P>Non &egrave; difficile sbarazzarsi degli <b>aggettivi</b>.  Un modo semplice &egrave; trattarli come verbi: invece di dire&quot;il muro &egrave; rosso&quot;, puoi dire &quot;il muro rosseggia&quot;; altrimenti, invece di &quot;il muro rosso&quot; puoi dire &quot;il muro rosseggiante&quot;.

<P>Con questi trucchi puoi anche sbarazzarti del verbo <b>essere</b>, che, come dicono alcuni teorici, &egrave; il responsabile del modo di pensare melmoso del giorno d'oggi.  (Heinlein fu attento a bandire 'essere' da Speedtalk.)  Circa l'unica risposta che questa nozione si &egrave; meritata: quel modo di pensare era veramente facile.

<P>Puoi estendere l'idea di sbarazzarti dei <b>nomi</b>.  Ad esempio, in Lakhota, i nomi etnici sono verbi, non nomi.  C'&egrave; un verbo 'essere un Lakhota': la forma presente significa 'io sono un Lakhota, tu sei un Lakhota, ecc.'  

<P>Puoi divertirti con queste cose.  &quot;La roccia &egrave; sotto all'albero&quot; potrebbe essere espresso in qualcosa di simile a &quot;C'&egrave; una rocciosit&agrave; sotto la crescente, verdeggiante, fiorente&quot;, o forse "Essa pietreggia sotto ci&ograve; che cresce verdosamente."  Se incontrassimo veramente un linguaggio come questo, comunque, mi meraviglierei che non ci stessimo ingannando.  Se c'&egrave; una parola che si riferisce alle pietre, perch&eacute; tradurla con "pietreggiare" piuttosto che semplicemente "pietra"?

<p>Jorge Luis Borges, in "Tl&ouml;n, Uqbar, Tertius Orbis", assume l'esistenza di un linguaggio senza nomi;
ma questo &egrave; perch&eacute; coloro che lo parlavano erano idealisti Berkeleyani,
che non credevano nella permanenza degli oggetti.  Comunque, ai linguisti non piace veramente usare classi semantiche-- o metafisiche-- per definire categorie sintattiche.
(Non &egrave; il livello d'analisi giusto; e tende a tener da parte come funzionano veramente le lingue facendoli sembrare tutti latino.) 

<P>Jack Vance (in <CITE>The Languages of Pao</CITE>) ha impotizzato l'esistenza di una lingua senza <b>verbs</b>.  Ad esempio, &quot;Ci sono due argomenti che vorrei discutere con te&quot; diventa qualcosa di simile a &quot;Argomenti-di-importanza -- in-uno-stato-di-prontezza-- due; orecchie-- di [nome del luogo]-- in-uno-stato-di-prontezza; bocca-- di questa persona qui-- in-uno-stato-di-volizione.&quot;  Vance potrebbe tirarci i piedi.  


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="nounmorph">
Come indichi le forme plurali, i casi e il genere degli aggettivi e dei nomi?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Cos'&egrave; il caso?  E' un modo per marcare i nomi per la loro funzione, ad esempio in latino:

<PRE>mundus   soggetto o nominativo: il mondo (&egrave;, fa, ...)
<BR>mundum   oggetto o accusativo: (qualcosa fa qualcosa) al mondo
<BR>munde    vocativo: Oh mondo!
<BR>mundi    possessivo o genitivo: del mondo
<BR>mundo    oggetto indiretto o dativo: (dato, venduto, etc.) al mondo
<BR>mundo    ablativo: (qualcosa &egrave; fatto) dal mondo
</PRE>

<P>Persino l'inglese ha dei casi: i possessivi come 'world's' sono in effetti forme del genitivo; mentre la distinzione tra soggetto e oggetto &egrave; fatta con pronomi (I - me, we - us, un po' come in italiano io-me, tu-te, egli-lui).  

<P>Gli entusiasti dei conlang generalmente o adorano i casi (perch&eacute; rende il linguaggio compatto e rende liberi dall'ordine delle parole) o li odiano (perch&eacute; l'inglese non ha molto a che fare con loro).  

<P>Alcune lingue, come il basco, hanno diversi arrangiamenti del casi. Invece del soggetto della frase sempre al nominativo, il <i>soggetto</i> di una frase <i>intransitiva</i> (ad esempio &quot;la <i>finestra</i> s'&egrave; rotta&quot;) e l'<i>oggetto</i> di una frase <i>transitiva</i> (ad esempio &quot;ho rotto la <i>finestra</i>) sono nello stesso caso, l'<b>assolutivo</b>, mentre il soggetto di una frase transitiva (e.g. &quot;<i>io</i> ho rotto la finestra&quot;) sono nel caso <b>ergativo</b>.

<P>Se pensi che &egrave; strano, alcune lingue, come il Dyirbal, usano il sistema nominativo/accusativo per i pronomi di prima e seconda persona (io, noi, tu, voi), e il sistema ergativo/assolutivo per i nomi e per i pronomi di terza persona.

<p><a name="headmark">Se una lingua </a>non ha i casi, potrebbe contare sull'ordine delle parole per indicare la relazione tra gli argomenti del verbo; tuttavia esiste un'altra alternativa: <b>marcare la testa</b> del verbo.  Ad esempio, nello Swahili <i>Kitabu umekileta?</i> 'Hai portato il libro?', il verbo <i>leta</i> ha un prefisso indicando il soggetto (<i>u-</i> 'tu') e l'oggetto (<i>-ki-</i>, un prefisso di terza persona che si accorda in genere con <i>kitabu</i>).  (<i>-me</i> indica il passato.)  L'indicatore specifico per il genere sul verbo permette l'ordine libero delle parole anche senza l'uso dei casi dei nomi.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="gender">
Do nouns have gender?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Nota che il genere potrebbe non essere semplicemente maschile/femminile. Nello swahili, ad esempio, ci sono otto classi di generi, nessuno dei quali &egrave; maschile o femminile: uno &egrave; per gli animali, uno per gli esseri umani, uno per i nomi astratti, uno per le forme diminutive, ecc.

<P>Non temo di dire che non molto conlang hanno generi grammaticali.  (il Verdurian li ha, perch&eacute; voglio sia naturalistico.)  La gente chiede, <b>a cosa</b> serve il genere?  Il genere &egrave; straordinariamente persistente: ha resistito nelle famiglie di lingue indo-europee, semitiche e bant&ugrave; per almeno cinquemila anni. Deve servire a <i>qualcosa</i> di utile.  

<p>Alcune possibilit&agrave;:

<UL>
<LI>Aiuta a legare gli aggettivi e i nomi insieme, riducendo il carico sull'ordine delle parole e aggiungendo utili informazioni per l'analisi grammaticale.

<LI>D&agrave; al linguaggio (nei termini di John Lawler) un'altra dimensione in cui introdursi. In francese, ad esempio, ci sono molte parole che variano soltanto nel genere (variando contemporaneamente il significato, come nell'italiano porto/porta n.d.t.): <i>port/porte, fil/file, grain/graine, point/pointe, sort/sorte,</i> ecc.  Cambiare il genere un tempo deve essere stato un semplice modo per creare una subdola variazione di una parola.

<LI>Permette riferimenti indefiniti per dare il sesso di qualcosa.

<li>Offre alcuni dei vantaggi dei pronomi ovviativi (vedi <A href="#personalpron">sotto</a>): uno pu&ograve; avere uno o pi&ugrave; pronomi di terza persona nello stesso tempo, che si riferiscono a cose diverse.

<li>Supporta l'ordine libero delle parole senza usare i casi, come nell'esempio dello swahili <a href="#headmark">qui sopra</a>.
</UL>


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="verbagree">
Il verbo flette per persona, genere e/o numero?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Come i casi, i <b>suffissi personali</b> rendono le frasi compatte, dato che una volta che hai questi, puoi generalmente omettere il pronome soggetto.

<P>Alcuni linguaggi, come lo swahili e il quechua, includono i <b>pronomi oggetto</b> nel verbo stesso, generalmente con un infisso.  

<P>Le lingue romanze hanno forme <b>clitiche</b> dei pronomi, che si fermano appena in tempo per essere flessioni verbali: ad esempio nel francese <i>Je le vois,</i> 'lo vedo'; nello spagnolo <i>Digame,</i> 'dimmi' (e quindi anche in italiano! n.d.t.).

<p>I verbi baschi possono flettere per codificare informazioni riguardo all'<b>ascoltatore</b>.  Ad esempio, <i>ekarri digute</i> &egrave; una forma neutrale di dire 'Ce lo hanno portato'; <i>ekarri zigunate</i> indica la stessa cosa, ma indicando anche che l'ascoltatore &egrave; una donna a cui ci si riferisce con il pronome personale informale.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="verbmorph">
Che distinzioni vengono fatte nei verbi?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Alcune distinzioni che vengono fatte nelle lingue:

<ul>
<li>il tempo, naturalmente (presente, passato, futuro n.d.t.)
<li>se l'azione &egrave; completa (i grammatici dicono <b>perfetta</b>) o meno
<li>se l'attenzione &egrave; sul processo in atto (<b>progressivo</b>), o una singola azione, o una azione abituale, o ripetuta (tutti questi sono <b>aspetti</b>)
<li>se si pu&ograve; contare sull'azione (<b>modo indicativo</b>), o &egrave; in dubbio o desiderata (<b>congiuntivo</b>), o non sta accadendo affatto (<b>negativa</b>)
<li>se sto parlando con te (di nuovo indicativo) o ordinando (<b>imperativo</b>)
<li>se chi parla sa dell'azione per esperienza personale o per sentito dire, oppure la considera probabile (<b>evidenza</b>)
<li>se il verbo &egrave; <b>intransitivo</b> (accade e basta) oppure <b>transitivo</b> (accade <b>a</b> qualcosa) o <b>riflessivo</b> (accade al soggetto)
<li>se il verbo semplicemente descrive uno stato (<b>statico</b>) o riporta un cambiamento di stato (<b>dinamico</b>).  In arabo, ad esempio, <i>rukubun</i> significa 'cavalcare' nella sua forma statica, 'montare' nella sua forma dinamica; <i>'iqamatun</i> &egrave; 'abitare' se statico e 'sistemarsi' se dinamico.
<li>grado di <b>deferenza</b> tra chi parla e chi ascolta
</ul>

Ogni linguaggio pu&ograve; <i>esprimere</i> queste distinzioni, ma differire dagli altri in quali caratteristiche sono <b>grammaticalizzate</b>: riflesse nella morfologia e nella sintassi della lingua.  L'inglese, ad esempio, grammaticalizza la persona e il numero nel suo sistema verbale, mentre il giapponese no. D'altra parte i verbi giapponesi hanno una forma positiva e una negativa, cos&igrave; come un'indicazione morfologica del livello di deferenza.

<p>I linguaggi possono anche differire in quante distinzioni sono fatte in queste categorie. 

<ul>
<li>C'&egrave; una lingua austronesiana che ha quattro forme di <b>tempo passato</b> (ieri sera, ieri, nel vicino passato, nel passato remoto) e tre futuri (immediato, vicino, remoto).
<li>Le lingue del bacino fluviale del Vaup&eacute;s distinguono cinque livelli di <b>evidenza</b>: percezione visiva; percezione non visiva; deduzione da fatti ovvi; cose dette e mere assunzioni.
</ul>


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="personalpron">
Cosa sono i pronomi personali?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Le persone universali sono la prima (che si riferisce a chi parla), la seconda (chi ascolta) e la terza (chiunque altro). Comunque c'&egrave; molto spazio per giocare. Le distinzioni potrebbero essere fatte:

<ul><li>per <b>genere</b> (non necessariamente solo per la terza persona)
<li><b>non</b> per genere (molte lingue non distinguono per "egli" ed "ella")
<li>per <b>numero</b> (io - noi... a volte c'&egrave; una speciale forma <b>duale</b> per coppie di cose)
<li><b>non</b> per numero (una distinzione opzionale in cinese)
<li>per <b>animit&agrave;</b> (cfr. egli/ella e esso/essa)
<li>se il 'noi' include il 'tu' (noi <b>inclusivo</b>) o no (noi <b>esclusivo</b>) 
<li>per livello di <b>formalit&agrave;</b> o cortesia
<li>se le terze persone sono <b>presenti</b> o meno
<li>tra due insieme di terze persone (<b>prossime</b> e <b>ovviative</b>)-- immagina di avere due forme di "egli" per distinguere due persone diverse
<li>tra i riferimenti veri e ipotetici: ad esempio in inglese 'one', o in francese <i>on</i> (o in italiano quando "si dice" qualcosa di impersonale)
</ul>

<P>Ho inventato una razza aliena, una volta, che usava differenti pronomi sulla terra e sott'acqua (erano anfibi), e aveva le distinzioni inclusivo/esclusivo e prossimo/ovviativo.  Avevano anche un pronome per gruppi di menti e pronomi per ognuno dei tre sessi.  La lista completa era impressionante.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="otherpron">
Cosa sono gli altri pronomi?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Per me la migliore idea che Zamenhof ha avuto &egrave; stata questa tabella di <b>correlativi</b>, un buon modo per organizzare tutti questi pronomi.  In inglese, &egrave; questa:

<PRE>
<bR>          QUERY   THIS   THAT   SOME       NO       EVERY
<bR>ADJECTIVE which   this   that   some       no       every
<bR>PERSON    who     this   that   someone    no one   everyone
<bR>THING     what    this   that   something  nothing  everything
<bR>PLACE     where   here   there  somewhere  nowhere  everywhere
<bR>TIME      when    now    then   sometime   never    always
<bR>WAY       how     thus          somehow   
<bR>REASON    why     
</PRE>


In italiano, invece, &egrave; quest'altra:

<PRE>
<bR>          INTERR. QUESTO QUELLO QUALCUNO   NESSUNO  OGNUNO
<bR>AGGETTIVO quale   questo quello qualcuno   nessuno  ognuno
<bR>PERSONA   chi     questo quello qualcuno   nessuno  ognuno
<bR>COSA      cosa    questo quello qualcosa   niente   qualunque
<bR>POSTO     dove    qui    l&agrave;     *          *        ovunque
<bR>TEMPO     quando  ora    allora *          mai      sempre
<bR>MODO      come    cos&igrave;   (col&agrave;) *   
<bR>RAGIONE   perch&eacute;



* in italiano queste forme si costruiscono con pi&ugrave; parole, come "in qualche posto", o "da nessuna parte"
</PRE>

<P>E' semplice e divertente regolarizzare la tabella, sebbene i linguaggi naturali generalmente lasciano dei buchi, che devono essere riempiti con frasi ('in quel modo', 'per nessuna ragione').

<P>Potresti chiederti se i pronomi interrogativi (&quot;<i>Che</i> ha fatto?&quot;) e i pronomi relativi (&quot;Questo &egrave; l'uomo <i>che</i> l'ha fatto?&quot;) sono gli stessi; in alcune lingue non lo sono (in italiano, ad esempio, "chi" interrogativo diventa "che" relativo n.d.t.).

<P>Di solito, se il nome declina, questi pronomi declinano nella stessa maniera. A volte fanno peggio-- l'inglese, ad esempio, mantiene delle forme separate "da" e "a" per pronomi di luogo (here / hence = da qui / hither = a l&igrave;) molto spesso queste distinzioni vengono perse.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="numbers">
Cosa sono i numeri?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>I numeri sono a base dieci o qualcos'altro? Molti sistemi numerici umani sono basati sul cinque. I miei alieni contenti-dei-pronomi, avevano un sistema duodecimale. Le macchine intelligenti preferirebbero l'esadecimale...

<P>Come si formano i numeri?  'Quaranta-tre', ad esempio, potrebbe essere formato in vari modi:
<BR>quaranta tre
<BR>quattro tre
<BR>quaranta con tre
<BR>tre e quaranta
<BR>quattro decine e tre
<br>otto cinquine e tre
<BR>cinquanta meno sette
<BR>due volte venti e tre

<P>Dove i nomi declinano, anche i numeri potrebbero farlo. Oppure no. In latino, le declinazioni si fermano al numero quattro.

<p>Nelle lingue indo-europee, siamo soliti trovare inanalizzabili radici per i numeri; ma in altre famiglie i nomi dei numeri sono derivazioni, spesso collegate al processo di contare con le dita delle mani o dei piedi-- ad esempio Choctaw 5 = <i>tahlapi</i> 'la prima (mano) finita'; Klamath 8 <i>ndan-ksahpta</i> 'tre ne ho piegate'; Unalit 11 <i>atkahakhtok</i> 'va gi&ugrave; (ai piedi)'; Shasta 20 <i>tsec</i> 'uomo' (considerando che un uomo ha 20 appendici contabili).  

<p>Per saperne di pi&ugrave; sui numeri, guarda i <a href="sources.htm">riferimenti</a> della mia pagina <a href="numbers.shtml">Numeri da 1 a 10 in pi&ugrave; di 2000 lingue</a>.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="adjectives">
E riguardo agli aggettivi?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Gli aggettivi possono essere qualcosa come i nomi, qualcosa come i verbi o nessuno dei due. Se sono come i nomi, generalmente si accordano col nome a cui si riferiscono in genere, caso e numero. Se sono come i verbi, si coniugano come i verbi.

<P>Come sono formate le espressioni comparative (&quot;pi&ugrave; sacro di te&quot;, &quot;il pi&ugrave; sacro&quot;, &quot;sacro quanto te &quot;)?  

<P>E' utile avere alcune derivazioni regolari per o dagli aggettivi:
<BR>opposto (a-, dall'alfa privativo greco, ad esempio anormale = non normale)
<BR>mancanza (in inglese -less, careless = senza cura) o empiet&agrave; (sempre in inglese -ful, beautiful = pieno di bellezza, bellezza = beauty)
<BR>possibilit&agrave; (-able in inglese, -ibile in italiano)
<BR>gradimento (-phile in inglese, -filo, ad esempio cinefilo) o non gradimento (-phobe in inglese, -fobo in italiano, ad esempio sessuofobo)
<BR>abitante (-er, -ian, -an, -ese in inglese, -ano, -ino in italiano)
<BR>mancanza di significato (-ish in inglese)
<BR>rafforzamento di significato (al massimo)
<BR>avverbio (-ly in inglese, -mente in italiano)


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="articles">
Ci sono articoli (un, il)?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Molti linguaggi, come il latino e il russo, funziona egregiamente senza di essi.

<P>Pu&ograve; aiutare capire quali siano effettivamente le distinzioni.  Di solito &egrave; pragmatico: <I>il</i> pu&ograve; essere parafrasato 'Tu sai di cosa sto parlando'.  Considera:
<blockquote>
	Ho visto un uomo al rodeo. L'uomo aveva un orrido vestito scozzese.
</blockquote>
<I>Un uomo</i> nella prima frase segnala che questo personaggio viene presentato nella conversazione; <I>L'</i> nella seconda frase segnala che ormai si tratta di una persona conosciuta, infatti &egrave; lo stesso di cui abbiamo appena cominciato a parlare.  Anche <I>il</i> (in effetti "al", ma "al" &egrave; uguale a "a il") prima di <i>rodeo</i> indica che chi parla si aspetta che chi ascolta pu&ograve; immaginare quale rodeo-- altrimenti avrebbe detto <i>un rodeo</i>.

<P>L'ordine delle parole serve alla stessa funzione in russo. In questo caso potresti dire, in effetti,
<blockquote>
	Ho visto uomo in rodeo.  Uomo indossava un orrido vestito scozzese.
</blockquote>
Quando viene presentato, l'uomo vive vicino alla fine della frase; quando si tratta di vecchie conoscenze, appare all'inizio.

<P>(In effetti, non hanno molti rodeo in russia.)


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="nporder">
In che ordine appaiono i vari componenti di un nome? </a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Considera gli articoli, i numeri, i quantificatori, gli avverbi, gli aggettivi, i possessivi, le clausole subordinate-- ad esempio
<blockquote>

	I dieci robot molto felici che passarono l'esame della barra
</blockquote>

<P>Puoi generalmente dividere le frasi in <b>teste</b> e <b>modificatori</b>.  Alcune lingue sono molto coerenti nel porre tutti i modificatori prima, o tutti dopo la testa.  L'inglese mette la testa alla fine, con l'eccezione delle clausole subordinate.  Anche il giapponese mette la testa alla fine, ma &egrave; pi&ugrave; coerente: direbbe &quot;la barra esame passati robot&quot;.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="sentorder">
In che ordine appaiono i vari componenti di una frase?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Ai linguisti piace parlare dell'ordine del soggetto, oggetto e verbo, che naturalmente pu&ograve; avvenire in sole sei combinazioni: SVO (come in inglese, in swahili e in italiano), SOV (latino, quechua, turco), VSO (gallese), OVS (hixkaryana), OSV (apurin&atilde;), VOS (malagasy).  Glii ultimi tre sono, per qualche ragione, rari, anche se comunque esistono.

<p>Le combinazioni e le complicazioni sono comune; ad esempio il tedesco &egrave; generalmente SOV, ma un verbo finito (tutti tranne un participio o un infinito) appare dopo il soggetto nella proposizione principale:

<blockquote>
	<b>Mein Vater <i>ist</i> vor einigen Tagen nach London <i>gefahren</i>.</b>
	<br>Mio padre ha molti giorni fa a Londra viaggiato.
</blockquote>  

<p>(di solito il tedesco non &egrave; descritto in questo modo; ma il mio modo &egrave; egualmente corretto, e richiede una sola eccezione. Il modo usuale richiede due eccezioni, una per i verbi non finiti nella proposizione prinipale e una per le proposizioni subordinate.)

<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="relclause">
Come formi la proposizione relativa (l'uomo che...)?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Pu&ograve; essere utile pensare alle proposizioni relative usando la grammatica trasformazionale (? n.d.t.). Ad esempio una frase come
<blockquote>
	L'uomo che John ha colpito ieri preferisce la birra al vino.
</blockquote>
pu&ograve; essere vista come derivata dalla trasformazione di una frase che &egrave; inserita in un'altra:
<blockquote>
	L'uomo [che John ha colpito ieri] preferisce la birra al vino.
</blockquote>

<p>In italiano puoi pensare alla relativizzazione come un procedimento in due passi: a) sostituire il pronome nella frase subordinata con un pronome relativo (o <i>che</i> o <i>il quale</i>)
<blockquote>
	L'uomo [John ha colpito che ieri] preferisce la birra al vino.
</blockquote>
e b) muovere quel pronome all'inizio della frase.  
<blockquote>
	L'uomo [che John ha colpito ieri] preferisce la birra al vino.
</blockquote>

<P>La uta lingua pu&ograve; anche avere dei limiti su cosa esattamente pu&ograve; essere relativizzato. Gli esempi seguenti sono legali in inglese, ma non in altre lingue.
<blockquote>
	the girl [you think [I love her] (la ragazza [tu pensi [io amo]])
	<br>&gt;&gt; the girl you think I love (la ragazza che tu pensi che io amo)
	<br>the neighbor [I traumatized his pastor] (il vicino [ho traumatizzato il suo pastore])
	<br>&gt;&gt; the neighbor whose pastor I traumatized (il vicino di cui ho traumatizzato il pastore)
	<br>the cat [I said [Alesia brought it home]] (il gatto [ho detto [Alesia l'ha portato a casa]])
	<br>&gt;&gt; the cat that I said Alesia brought home (il gatto che ho detto che Alesia mi ha portato)
</blockquote>

<P>Non &egrave; tutto possibile in inglese:
<blockquote>
	This is the man [my girlfriend's father is a friend of John and him]<br/>

	<i>Questo &egrave; l'uomo [il padre della mia ragazza &egrave; un amico di John e lui]</i><br/>
	<br>&gt;&gt; This is the man that my girlfriend's father is a friend of John and.

	<br><i>&gt;&gt; Questo &egrave; l'uomo che il padre della mia ragazza &egrave; un amico di John e.</i>
</blockquote>
oppure (grazie a Leo Connolly per questo esempio)
<blockquote>
	There's the barn [more people have gotten drunk down in back of it than any other barn in the county]

	<br/><i>Ecco il capannone [molte persone si sono ubriacate pi&ugrave; nel suo retro che in altri capannoni della regione]</i>
	<br>&gt;&gt; There's the barn that more people have gotten drunk down in back of than any other barn in the county.

	<br/><i>&gt;&gt; Ecco il capannone in cui molte persone si sono ubriacate nel suo retro pi&ugrave; che in altri capannoni della regione.</i>
</blockquote>

<P>Alcune lingue possono gestire tali frasi semplicemente lasciando il pronome nella subordinata.  A S.J. Perelman piaceva farlo in inglese: 
<blockquote>
&quot;That's the man which my wife is sleeping with him!&quot; 

<br/>(Ecco l'uomo il quale mia moglie sta dormendo con lui!)
</blockquote>

<P>Se la tua lingua ha i casi, devi fare attenzione a mettere i pronomi nel caso giusto-- per un italiano non &egrave; difficile imparare, perch&eacute; in italiano anche il pronome relativo viene declinato a seconda del caso ("che" per nominativo e accusativo, "cui" per gli altri casi) Di solito il caso giusto da usare &egrave; quello che sarebbe appropriato per la subordinata. In <i>Il gatto che ho detto che Alesia ha portato a casa</i>, ad esempio, il primo "che", che rappresenta il gatto, dovrebbe essere in un caso appropriato per <i>il gatto</i> nella frase <i>Alesia ha portato il gatto a casa</i>.

<P>il quechua ha un modo interessante di formare le frasi, che usa i participi. Ad esempio:
<blockquote>
	<b>Chakra-y yapu-q runa-ta qaya-mu-saq</b>

	<br/>campo-mio arare-participio uomo-accusativo chiamare-[movimento-in-corso]-[io-futuro]

	<br/>chiamer&ograve; l'uomo che ha arato il mio campo
</blockquote>

La subordinata ha, piuttosto che la forma di una frase ordinaria (&quot;l'uomo ha arato il mio campo&quot;) la forma di un participio (&quot;l'uomo arante-il-mio-campo&quot;).


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="yesquestions">
Come formi le domande a cui si risponde s&igrave; o no?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<p>L'inglese ha una procedura piuttosto barocca (invertire il soggetto e il verbo). Altri linguaggi (come l'italiano, ad esempio n.d.t.) semplicemente fanno uso di una intonazione ascendente, oppure aggiungono una particella all'inizio della frase (ad esempio, nel polacco, <i>czy</i>) o al verbo.

<P>Molte lingue offrono dei modi di suggerire la risposta alla domanda. Ad esempio, la particella latina <I>num</i> si aspetta la risposta 'no' (<i>Num ursi cerevisiam imperant? </i> Gli orsi non ordinano birra, no?), mentre <I>nonne</I> si aspetta 'yes' (<i>Nonne ursus animal implume bipes?</i>  Gli orsi sono bipedi senza piume, vero?).  

<P>Dove le domande sono formate aggiungendo una particella (ad esempio <i>-ne </i>in Latino, o <i>-chu</i> in quechua), la particella pu&ograve; essere aggiunta direttamente alla parola che &egrave; stata oggetto di domanda.  Con l'italiano possiamo avere lo stesso effetto solo usando l'enfasi (<i>L'orso</i> sta bevendo birra? L'orso sta bevendo <i>birra</i>?) oppure cambiando l'ordine delle parole (E' birra quello che l'orso sta bevendo?).

<p>Un modo di fare una domanda in cinese &egrave; offrire all'ascoltatore una scelta: <i>N&icirc; sh&igrave; bu sh&igrave; B&ecirc;ijing r&eacute;n?</i>  "Sei di Beijing?", letteralmente "Tu essere, non essere di Beijing?" 

<P>Alcune persone, che ci crediate o meno, vivono senza avere parole per 's&igrave;' e 'no'. Il tipico trucco per risolvere questa mancanza &egrave; ripetere il verbo della domanda: A &quot;Conosci la via per San Jos&eacute;?&quot;  pu&ograve; essere risposto con &quot;Conosco&quot; o &quot;Non conosco&quot;, come in portoghese: 

<blockquote>
	<b>--Voc&ecirc; conhece o caminho que vai a S&atilde;o Jos&eacute;?
	<br>--Conhe&ccedil;o.  </b> ['conosco']
</blockquote>


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="otherquestions">
E riguardo alle altre domande?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>L'inglese di solito sposta la parola della domanda all'inizio della frase, ma altri linguaggi non lo fanno, ad esempio, mentre in inglese si dice: "What do you said?", in italiano si pu&ograve; anche dire: "Hai chiesto cosa?". In altre lingue &egrave; anche possibile chiedere "Sta uscendo con il <i>di chi</i> ragazzo?"

<P>Nota inoltre che alcune lingue hanno differenti pronomi per le proposizioni relative (&quot;L'uomo che pesca&quot;) e le domande (&quot;Chi &egrave; questo uomo?&quot;).


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="negate">
Come neghi una frase?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Ancora, ci sono varie opzioni: 

<ul>
<li>aggiungere una particella prima del verbo (come in russo o in spagnolo)
<li>...o dopo il verbo
<li>...o entrambe le cose (in francese <i>je ne sais pas</i>)
<li>usare un modo del verbo speciale (in giapponese <i>nageru</i> 'lanciare',    
<i>nagenai</i> 'non lanciare')
<li>aggiungere una particella all'inizio o alla fine della frase (ad esempio in quechua <i>mana</i>, che comunque ha bisogno anche del supporto di un suffisso al verbo) 
<li>inserire un verbo speciale e negare <i>quello</i>, come fa l'inglese col verbo <i>to do</i>
<li>usare uno speciale ausiliare coniugato (ad esempio il finlandese <i>e-</i>)-- &egrave; come se 'non' fosse un verbo coniugato: io non, tu non, egli non...
</ul>


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="conjoin">
Come funzionano le congiunzioni?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>

<P>Il latino ha uno stratagemma pulito: per esprimere <i>X e Y,</i> puoi dire <i>X Y-que,</i> usando una particella clitica.  L'espressione SPQR, <i>Senatus Populusque Romae,</i> &egrave; un esempio di questa costruzione: il Senato e il Popolo di Roma.

<P>Il latino, inoltre, distingue l'"oppure" inclusivo e esclusivo: <i>vel X vel Y </i> significa che tu puoi avere X oppure Y oppure entrambi, ma <i>aut X aut Y</i> significa che puoi avere uno o l'altro ma non entrambi.  

<P>Il quechua (prima della conquista spagnola) funzionava senza congiunzioni.  Per unire insieme delle cose, puoi generalmente farlo usando delle giustapposizioni.  Oppure puoi usare un suffisso di caso che significa <i>con</i>: in effetti dici 'X e Y' dicendo 'X con Y'.  Non sono sicuro riguardo a come sono gestite le disgiunzioni ('oppure')-- oggi il quechua usa delle forme importate dallo spagnolo.


<hr><h2><IMG  Align=Top SRC="redball.gif"><A NAME="style">Stile</a></h2>
<p><A HREF="ikit.html#style">[torna allo schema]</A>

<P>Una lingua naturale ha una ampia variet&agrave; di <b>registri</B>, o stili del parlato: dal cerimoniale o rituale, all'ufficiale o scientifico, al giornalistico o novellistico, ale conversazioni ordinarie, al colloquiale, al gergo.  I bambini parlano alla loro maniera; cos&igrave; fanno i poeti. La crosta superiore parla in maniera differente dalle classi pi&ugrave; basse.

<P>Alcuni di questi registri funzionano in modi prevedibili. Per esempio, i riti sono spesso condotti in forme arcaiche del linguaggio (o a volte completamente un altro linguaggio). La parlata educata di solito include parole pi&ugrave; vecchie, pi&ugrave; lunghe, straniere o tecniche. In verdurian, ad esempio, i discorsi educati importano molte parole dalla lingua da cui deriva, Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor.

<P><b>Il gergo</B> spesso fornisce sostituzioni umoristiche per le parole comuni.  Alcune di queste sostituzioni nel latino volgare sono diventate le normali parole dei linguaggi romanzi: <i>testa</i> 'pentola' ha sostituisto <i>caput</i> 'testa', dando il francese <i>t&ecirc;te;</i> (e l'italiano "testa", appunto n.d.t.) <i>bucca</i> 'guancia' ha sostituito <i>os</i> 'bocca', dando <i>bouche;</i> (e, di nuovo, "bocca" in italiano) <i>caballus</i> 'brontolone' ha sostituito <i>equus</i> 'cavallo', dando <i>cheval</i> (e cavallo).

<P>Il gergo attinge anche dai gruppi minori: ad esempio in francese <i>toubib, chnouf, bled</i> sono presi dall'arabo; in inglese <i>shiv</i> e <i>pal</i> dagli zingari, <i>schlock</i> dallo yiddish, <i>jazz</i> e <i>jive</i> dai neri; in spagnolo <i>calato</i> e <i>cachaco</i> dal quechua.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="polite">
Educazione</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#style">[torna allo schema]</A>

<P>Tutte le culture hanno dei modi per esprimere l'educazione, ma differiscono dai metodi usati e in che modo l'educazione &egrave; grammaticalizzata.

<P>Secondo Anna Wierzbicka, il parlare educato in inglese mette molto l'accento sul rispetto degli altri e sull'evitare imposizioni.  In inglese c'&egrave; una grande schiera di <b>forme indirette</b> per chiedere alle persone di fare delle cose, o anche offrendo loro delle cose: <i>Will you have a drink? (letteralmente "prenderai una birra?") Would you like a drink? (ti piacerebbe qualcosa da bere?) Sure you wouldn't like a beer? (sicuro che non ti andrebbe una birra?) Why don't you pour yourself something? (perch&eacute; non ti versi qualcosa?) How about a beer? (che ne dici di una birra?) Aren't you thirsty? (non hai sete?)</i>  Siamo talmente abituati a queste pseudo-domande che le usiamo anche quando la vera educazione &egrave; lontana dalla nostra mente: <i>Will someone put this fucking idiot out of his misery? (qualcuno vuole tirar fuori questo fottuto idiota dalla sua miseria?) For Christ's sake, will you get lost? (Cristo, ti perderai?)</i>

<p>In polacco, per contro, una persona che ne ospita un'altra con cortesia, spinge questa cortesia sull'ospite stesso, respingendo le sue esplicite rimostranze e desideri come se fossero irrilevanti: <i>Prosze bardzo! Jeszcze troszke!  --Ale juz nie moge!  --Ale koniecznie!</i>  "Per favore, ancora un po'!"  "Ma non posso!"  "Ma devi!"  E il polacco &egrave; molto ricco di imperativi-- invece, per essere veramente vigorosi dovete usare l'infinito.

<p>Il giapponese &egrave; spesso ancora pi&ugrave; indiretto dell'inglese: ad esempio evita l'imperativo "Bevi Coca-Cola!" a favore di <i>Koka kora o nomimashou!</i> (letteralmente "Berremo Coca-Cola!").  

<p>Il giapponese &egrave; anche notabile per avere delle <b>flessioni verbali</b> che aggiungono un livello di educazione (ad esempio <i>tetsudau</i> 'aiuta'; forma educata <i>tetsudaimasu</i>), cos&igrave; come voci lessicalmente interamente differenti con lo stesso proposito (ad esempio <i>iku</i> 'andare', forma umile <i>mairu</i>, onorifica <i>irassharu</i>).

<p><b>I termini per rivolgersi a qualcuno</b> sono un terreno fertile per squisite complicazioni; cos&igrave; sono i <b>pronomi</b>.  In pochi linguaggi &egrave; percepita come quasi una familiarit&agrave; rivolgersi a qualcuno usando il pronome di seconda persona: per essere educato si usa il plurale (in francese <i>vous</i>), o una forma di terza persona (in italiano <i>lei</i>, in spagnolo <i>usted</i> da <i>vuestra merced</i> 'sua grazia', in portoghese <i>o senhor</i> 'il gentiluomo'), o un titolo (in giapponese <i>sensei</i> 'maestro', <i>otousan</i> 'padre', etc.).  Se ad un inglese questo sembrasse singolare, bisogna notare che l'inglese usava il primo approccio, talmente diffusamente che il pronome singolare di seconda persona 'thou' &egrave; scomparso.

<p>Sono stati fatti tentativi di formulare delle <b>idee universali</b> di educazione, ma questo pu&ograve; essere difficoltoso.  Ad esempio &egrave; stato suggerito che l'educazione ha a che fare con <i>l'evitare disaccordo</i>; ma nella cultura ebraica il disaccordo esprime socievolezza ed &egrave; considerato come ci&ograve; che tiene le persone unite. Oppure, &egrave; stato detto che <i>le lodi dirette</i> di qualcuno sono evitate, e lodare gli altri &egrave; approvato; tuttavia l'autolode tra i Neri Americani &egrave; una forma buona, mentre la lode diretta di altri &egrave; evitata in giapponese.


<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="poetry">
Poesia</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#style">[torna allo schema]</A>

<P>Per la poesia devi consultare la tua Musa. Comunque &egrave; degno di nota il fatto che fare le rime non &egrave; l'unica cosa su cui &egrave; basata la poesia: 

<ul>
<li>I versi dell'inglese arcaico sono basati sull'<b>alliterazione</b>.  
<li>La poesia latina e creca &egrave; basata sulla <b>quantit&agrave;</b>, cio&egrave;, modelli di vocali lunghe e corte.  
<li>I versi sciolti, naturalmente, sono basati sugli <b>accenti</b>, senza basarsi sulle rime.
<li>I versi francesi sono di solito basati su righe di una certa <b>lunghezza di sillabe</b>, ad esempio l'alessandrino, di dodici sillabe.  Similmente, l'haiku &egrave; composto di tre righe, di 5, 7, e 5 sillabe ciascuna.
<li>La poesia dell'ebraico antico &egrave; basata sul <b>parallelismo</b>, la semplice ripetizione di un'idea (&quot;Lascia che la giustizia scenda gi&ugrave; come l'acqua, e la rettitudine come un torrente.&quot;), oppure in frasi successive oppure in versi ognuno che inizia con una lettera differente (considerevolmente Psalm 119).
</ul>


<hr><h2><IMG  Align=Top SRC="redball.gif"><A NAME="families">Famiglie di lingue</a></h2>
<p><A HREF="ikit.html#families">[torna allo schema]</A>

<P>Puoi aggiungere un'enorme profondit&agrave; ad un linguaggio fantasy dandogli una storia e dei parenti. Il verdurian e la sua lingua sorela, il barakhinei, ad esempio , derivano dal Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor, come il francese e lo spangolo deriva dal latino.  Il Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor, il Cu&ecirc;zi, e lo Xurn&aacute;<IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="sh" src="sh.gif">, a loro volta, derivano tutti dal proto-orientale, e cos&igrave; sono correlati in maniera sistematica, come il latino, il greco e il sanscrito derivano tutto dal proto-indoeuropeo.

<P>Cosa puoi fare con tali parentele?

<ul>
<li>Create <b>doppioni</b> di parole per arricchire il linguaggio: una che deriva dal linguaggio antico ed &egrave; consumata da millenni di modifiche di suoni, l'altra che &egrave; stata presa in prestito pi&ugrave; recentemente nella sua forma antica. Il verdurian ha doppioni come questi:

<br><b>fe<IMG ALIGN=Baseline width=10 height=14 alt="zh" src="zh.gif">ir</b> 'lanciare' / <b>pegeio</b> 'forza'
<br><b>s&ouml;nil</b> 'sella' /<b>asuena</b> 'sedile'
<br><b><IMG ALIGN=Baseline width=10 height=14 alt="zh" src="zh.gif">anec</b> 'arrivo' / <b>ctanec</b> 'tempo futuro' 
<br><b>elut</b> 'correttezza' / <b>aelutre</b> 'virt&ugrave;'

<li>Create <b>importazioni dotte</b>.  I termini legali, scientifici, medici, letterari e teologici in verdurian sono spesso reintrodotti dal Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor: ad esempio <b>vocet</b> 'convocazioni'; <b>gutia</b> 'epilessia' (da una parola Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor che significa 'scuotimento'), <b>menca</b> 'stile, scuola'.  

<br>Il verdurian ha inoltre importato termini educati dal Cu&ecirc;zi: <b>avisar</b> 'scuola', <b>deyon</b> 'materia', <b>risunen</b> 'disegno'.  Inoltre, alcuni termini sono stati presi in prestito direttamente dal Cu&ecirc;zi; altri dal Cu&ecirc;zi al Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor in tempi antici e poi ereditati nel verdurian: ad esempio <b>risunen</b> &lt;&lt; <i>risunden</i> &lt;&lt; Cu&ecirc;zi <i>risonda</i> 'disegno', alla fine da <i>risi</i> 'penna di canna'.

<li>Formate <b>importazioni da linguaggi imparentati</b>, ad esempio in Verdurian <b>kenek</b> 'cammello', importato dal Barakhinei <i>k&ecirc;ntek,</i> derivato dal Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor <i>kentos</i> 'piano', che &egrave; anche arrivato al verdurian come <b>kent</b>.  Oppure confronta <b><IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="ch" src="ch.gif">i<IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="sh" src="sh.gif">te</b> 'chitarra', importato da un'altra lingua sorella, l'Isma&icirc;n, e parente con la nativa <b>sista</b> 'scatola', entrambi possono essere fatti risalire al Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor <i>cista</i> 'scatola'.

</ul>

<p>Le parole spesso <b>cambiano significato</b> nel passaggio ad un'altra lingua.  Alcuni interessanti esempi dal verdurian:

<ul>
<li><b><IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="ch" src="ch.gif">ayma</b> 'tenda' &lt;&lt;  A occidente <i>chaimba</i> 'riparo'-- perch&eacute; i ripari per i barbari occidentali erano in effetti delle tende
<li><b>dalu</b> 're' &lt;&lt;  C. <i>dalu</i> 'principe'-- perch&eacute; quando l'impero Ca<IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="dh" src="dh.gif">inoriano cadde, i suoi principi divennero governanti indipendenti
<li><b>garlo</b> 'stregone' &lt;&lt;  C. <i>garorion</i> 'persona saggia o intelligente'; nota la <b>dissimilazione</b> delle due r; confronta con il latino <i>arbor</i> &gt;&gt; e lo spagnolo <i>arbol</i>
<li><b>kestora</b> 'filosofia naturale' &lt;&lt;  C. <i>kestora</i> 'le categorie (di studio)'
<li><b>miny&oacute;n</b> 'acuto, sveglio' &lt;&lt;  C. <i>mingondul</i> 'mendicante' &lt;&lt;  <i>mingonda</i> 'grande tappeto', cio&egrave; tutto ci&ograve; che un mendicante possiede
<li><b>no<IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="ch" src="ch.gif">ula</b> 'insieme' &lt;&lt;  C. <i>nodatula</i> 'ordinato'
<li><b>ponyore</b> 'baritono' &lt;&lt;  Cu&ecirc;zi <i>pomioro</i> 'virile'
</ul>

<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="howtodo">Come le faccio?</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#families">[torna allo schema]</A>

<P>Per farle bene, devi sapere qualcosa dalla linguistica storica. Le <A HREF="langfaq.html">FAQ di sci.lang</A> ti daranno una breve introduzione.  Meglio ancora, leggi l'eccellente <CITE>Historical Linguistics</CITE> di Theodora Bynon, oppure il pi&ugrave; approfondito <CITE>Principles of Historical Linguistics</CITE> di Hans Henrich Hock.

<P>Il principio di base &egrave; che i cambiamenti di suono sono quasi totalmente <b>regolari</b>.  Questa &egrave; una buona notizia: vuol dire che tutto ci&ograve; che devi fare &egrave; trovare un insieme di cambiamenti di suono tra il linguaggio predecessore e i suoi derivati e applicarli ad ogni parola.

<P>Qui, ad esempio, ci sono alcuni dei <b>cambiamenti di suono</b> dal Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor al Verdurian:

<ul>
<li>perdita del suffisso <b>-os</b>: <b>corsos &gt;&gt; cos</b>
<li><b>p</b> si fricativizza in <b>f</b> prima della <b>s</b> o della <b>t</b>: <b>psis &gt;&gt; fsiy</b>
<li><b>c</b> diventa <b>s</b> prima di una vocale frontale, o prima di <b>n</b>: <b>cisir &gt;&gt; sisir; aracnis &gt;&gt; arasni</b>
<li><b>g</b> diventa <IMG ALIGN=Baseline width=10 height=14 alt="zh" src="zh.gif"> prima di una vocale frontale: <b>gina &gt;&gt; <IMG ALIGN=Baseline width=10 height=14 alt="zh" src="zh.gif">ina</b>
<li><b>l</b> diventa <b>y</b> tra vocali: <b>bileta &gt;&gt; biyeta</b>
<li><b>nd, dr, lg, kr</b> si semplificano in <b>n, d, ly, rh</b> rispettivamente: <b>sudrir &gt;&gt; sudir, unge &gt;&gt; unye</b>
<li>i dittonghi normalmente si semplificano: <b>ai<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">os &gt;&gt; a<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">, caer &gt;&gt; cer, Endauron &gt;&gt; En&auml;ron</b>
</ul>

<P>Un insieme differenti di cambiamenti di suoni pu&ograve; essere utilizzato per creare una lingua sorela. Ad esempio, il Barakhinei cambia le consonanti mute in sonore tra vocali (questo &egrave; estremamente comune nelle lingue), perde il suono finale di ogni parola, ecc.  Il risultato &egrave; un linguaggio imparentato ma decisamente differente dal verdurian:

<table><tr>
<td>Cadhinor  
<td><a href="verdurian.htm">Verdurian </a>
<td><a href="ismain.htm">Isma&icirc;n</a> 
<td><a href="bara.htm">Barakhinei</a>  
<td>lucentezza
<tr><td>prosan  <td>prosan        <td>prozn        <td>proza    <td>'camminare'
<tr><td>molenia <td>m&oacute;lnia <td>moleni       <td>molenhi  <td>'fulmine'
<tr><td>ueronos <td>&ouml;rn      <td><u>r</u>one  <td>feron    <td>'aquila'
<tr><td>aestas  <td>esta          <td>e<u>s</u>te  <td>&acirc;shta <td>'estate'
<tr><td>laudan  <td>l&auml;dan    <td>lu<u>z</u>n  <td>laoda       <td>'andare'
<tr><td>geleia  <td><IMG ALIGN=Baseline width=10 height=14 alt="zh" src="zh.gif">elea                 <td>jele<u>z</u>e <td>gelech     <td>'calmo'
</table>

<p>Se sei interessato ad applicare cambiamenti di suoni ad un linguaggio per generare una lingua figlia, puoi trovare utile il mio <a href="sounds.htm">Sound Change Applier program</a>.  

<hr><h3><IMG  Align=Top SRC="greenball.gif"><A NAME="dialects">Dialetti</a></h3>
<p><A HREF="ikit.html#families">[torna allo schema]</A>

<p>Puoi usare le stesse tecniche per creare dei <b>dialetti</b> per la tua lingua.  Linguisticamente, i dialetti sono semplicemente un insieme di variet&agrave; del linguaggio che non si sono discostate abbastanza da non permettere a chi li parla di capirsi.  I dialetti possono essere creati semplicemente specificando un numero minore o meno drastico di cambiamenti di suono.

<p>Ad esempio, il dialetto del verdurian, Av&eacute;le, &egrave; caratterizzato dai seguenti cambiamenti:

<ul>
<li>Le vocali non accentate sono ridotte a  <b>i</b> (vocali anteriori), schwa (vocali posteriori), o una <b>r</b> vocalica (before r)
<li>Le consonanti tra le vocali diventano sonore: <b>epese</b> 'spesso' diventa <b>ebeze</b>
<li>Dove nel Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor la <i>c</i> cambia in <b>s</b> nel verdurian standard, in Av&eacute;le essa cambia in <IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="sh" src="sh.gif">
<li>Dove nel Ca<IMG ALIGN=Baseline width=11 height=17 alt="dh" src="dh.gif">inor la <i>ct</i> cambia in <IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="zh" src="zh.gif"> nel verdurian standard, in Av&eacute;le essa cambia anche in  <IMG ALIGN=Baseline width=7 height=14 alt="sh" src="sh.gif">
</ul>

<p>I dialetti possono anche avere i loro termini lessicali, naturalmente, magari importati dai vicini o i precedenti abitanti del territorio.

<p>Le persone spesso suppongono che il dialetto della capitale (o qualunque altro posto ha fornito il linguaggio standard) &egrave; pi&ugrave; 'puro' o pi&ugrave; conservativo della parlata provinciale.  In effetti &egrave; pi&ugrave; probabile che sia vero l'opposto: il centro attivo di una cultura vedr&agrave; la sua lingua cambiare pi&ugrave; velocemente; le aree rurali o isolate &egrave; pi&ugrave; probabile che preservino le vecchie forme.   

<p>Se stai inventando una interlingua, puoi naturalmente voler fare di tutto per <i>prevenire</i> la nascita di dialetti.  Questo &egrave; probabilmente una espressione del periodo fascista, comune agli armeggiatori di lingue. Perch&eacute; non <i>progettare</i> la tua interlingua con i dialetti, riflettendo la fonologia delle varie regioni linguistiche?  Il linguaggio risultante, con le variet&agrave; vicine ai pi&ugrave; grandi linguaggi naturali, potrebbe ottenere pi&ugrave; approvazione piuttosto che una interlingua uniforme.


</FONT>
<p>
<A HREF="ikit.html#grammar">[torna allo schema]</A>
<A HREF="default.html">[Torna al Metaverso]</A>
</BODY>
</HTML>



Anon7 - 2021